La presentazione di “Privatizziamo!” a Manzano

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Si è tenuta ieri sera, presso l’Agriturismo Ronchi Sant’Egidio di Manzano la presentazione di “Privatizziamo!”, il nuovo libro di Massimo Blasoni appena uscito per Rubbettino. Moderatore della serata il giornalista di Telefriuli, Daniele Paroni. Privatizziamo! è un manifesto liberale che invoca la drastica riduzione della presenza pubblica nella vita di cittadini e imprese. Una privatizzazione organica, coerente e radicale come unica possibile soluzione allo stallo che da anni blocca il Paese.

Nel nuovo modello, alcune prestazioni, come le pensioni, sarebbero acquistate direttamente dai cittadini e altre, come avverrebbe per la sanità, sarebbero acquistate dallo Stato sul mercato con i soldi delle tasse, con una riduzione dei costi e un netto miglioramento dell’efficienza.  Una vera e propria rivoluzione per il nostro Paese paralizzato da decenni nella crescita e nella competitività, soprattutto rispetto alla concorrenza degli stessi paesi europei.

Burocrazia, lentezza, spesa pubblica, scarsa competitività, tassazione eccessiva sono problemi che Blasoni conosce bene, come imprenditore di prima generazione che dà lavoro a 1800 persone su tutto il territorio nazionale e come presidente del centro studi ImpresaLavoro. “Ma come convincere i dipendenti pubblici della bontà della proposta?”, si interroga Paroni. “Il problema non sono gli statali, spesso ottimi e competenti lavoratori. Il problema riguarda la macchina statale in sé, che impedisce di premiare il merito con assunzioni e premi e di licenziare chi non svolge bene il proprio lavoro. Una riforma del sistema, in questo senso, è nell’interesse del dipendente pubblico, che verrebbe valutato sulla base del suo lavoro”.

Ma ancora, per fare alcuni esempi, “la spesa pubblica che cresce a Pil fermo, un sistema previdenziale al collasso, uno stato immobiliarista proprietario di 530.000 immobili, i tempi biblici delle concessioni edilizie e del pagamento della Pubblica Amministrazione e l’inefficienza del sistema giudiziario. Tutto teso a frenare la competitività e la capacità di crescita del nostro paese. Se non ci rendiamo conto che quello attuale non è l’unico modello di organizzazione sociale possibile e che anzi una rivoluzione è necessaria e urgente, condanneremo le future generazioni a in sistema ingiusto e ingessato, incapace di competere a livello europeo e mandiale”.

Parole chiare, espresse con molti esempi e dati nel libro, e proposte originali e forti per un’intervento radicale e coraggioso a favore dei cittadini e dell’impresa che non esclude il pubblico in favore di un modello ultra liberista, ma anzi che pensa a un modello solidale che mantiene lo stato nel ruolo di controllore, alleggerendolo di quella produzione dei servizi che ora, con scarsi risultati, gli compete e che, nella nuova organizzazione sociale, sarebbero gestiti da soggetti privati, valutati sulla base dei costi stabiliti dal mercato e dall’efficienza del servizio.