La presentazione di “Privatizziamo!” a Palazzo Kechler (Udine)

IMG_0212 (1)Si è tenuta ieri, martedì 16 febbraio, in una gremita sala di Palazzo Kechler, a Udine, la presentazione di “Privatizziamo!”, il nuovo libro di Massimo Blasoni. Assieme all’autore, il giornalista del Giornale, Antonio Signorini e l’editore, Florindo Rubbettino. La tesi del testo, che si propone volutamente radicale e rivoluzionaria, è quella di rilanciae la competitività del nostro paese attraverso una riduzione della presenza dello stato, ormai visto come nemico, nella vita dei cittadini e delle imprese.

E proprio dalla sua esperienza di imprenditore di prima generazione, che Blasoni parte, dati alla mano, nella sua riflessione. Spiega infatti che “l’idea alla base del libro è quella una riduzione drastica della spesa pubblica, possibile grazie ai prezzi di mercato dei soggetti privati che forniranno i servizi, di cui lo stato rimarrà controllore, e con la quale si attuerà una diminuzione della gigantesca pressione fiscale, oggi al 42,6% del pil, che soffoca famiglie e imprese, con la conseguente possibilità di una ripartenza della nostra economia e di una rinascita della competitività del nostro paese”.

16022016-B25J3161 (1)Ma le tasse pesano non solo per il loro ammontare, ma anche per il tempo che l’imprenditore italiano è costretto a dedicare al loro pagamento, infatti “occorrono in media 269 ore all’anno per pagare le tasse, in Italia, rispetto, per esempio alle 110 necessarie per un imprenditore del Regno Unito. Uno svantaggio in termini economici e di tempo che non può non pesare in termini di competitività e di possibili di creare lavoro”.

Difficoltà di fare impresa confermata dall’editore Florindo Rubbettino, che descrive i problemi dell’imprenditoria editoriale italiana legati alla scarsa efficienza di uno stato troppo costoso e poco efficiente. Ma la rivoluzione liberale non è necessariamente incompatibile con la solidarietà verso i più deboli: “Un approccio solidale è la base di questa rivoluzione, nella quale nessuno si sognerebbe di ipotizzare per esempio un modello sanitario all’americana”, precisa Blasoni.

16022016-B25J3162 (1)I vantaggi di questo modello di stato non finiscono qua. La macchina statale sarà alleggerita della burocrazia elefantiaca che soffoca e rallenta contadini e imprese, diventando finalmente attenta a quelli che per l’imprenditore sono punti fondamentali: la velocità delle concessioni, per esempio edilizie, che in Italia richiedono una media di 227 giorni rispetto ai 96 della Germania.

“Lo stato – prosegue l’autore – deve iniziare a considerare il cittadino come il suo datore di lavoro. E nessuno vuole sostenere che i dipendenti pubblici non siano capaci. Esistono tantissimi validi professionisti nell’ambito pubblico. Il problema è il modello statalista in sé. Nessun funzionario viene valutato sulla base della sua efficienza e della velocità e questo rappresenta un limite che in un’azienda non c’è. Nell’azienda l’efficienza è fondamentale per sopravvivere. Occorre in questo senso superare l’intoccabilità del dipendente pubblico, ridurre la spesa e rendere efficienti e rapidi i servizi”.

IMG_0217 (1)Una rivoluzione quindi, una mossa radicale e senza le timidezze che finora hanno rallentato il processo riformatore in Italia, “anche quello del governo Renzi”, sostiene l’autore. Una rivoluzione che sola può permettere al nostro paese di diventare competitivo in un mondo sempre più globalizzato.