Verso Liberrima

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Liberrima: sto arrivando. Volo da te e non metaforicamente, perché, convinto da un vecchio amico, ho preso il primo volo felice di visitare il mondo nuovo liberale. Una compagnia aerea qualunque, non avendo Liberimma una sua compagnia di bandiera. D’altronde, non se ne sente il bisogno. Investire soldi pubblici in un’attività privata andrebbe contro tutti i principi dei suoi abitanti. Da sempre hanno scelto la strategia opposta: favorire al massimo l’insediamento sul loro territorio di imprese locali e straniere e metterle in concorrenza tra di loro. In fondo è proprio questo il motivo del mio viaggio: scoprire come si vive in un Paese che ha per obiettivo la felicità dei propri cittadini, governati con una struttura pubblica ridotta all’osso e regolata da leggi profondamente liberali.

Il suo successo economico si spiega facilmente, se solo si pensa che agli imprenditori viene imposta una flat tax del 20%, che scatta solo a partire dal terzo anno di attività. Per questo motivo qui nessuno trova conveniente evadere il fisco e d’altronde avere successo negli affari, produrre profitti e aumentare il numero dei propri dipendenti è considerato un titolo di merito da ostentare con soddisfazione. Le banche sono abituate a rischiare, finanziando le idee dei singoli che trovano interessanti. Con un’economia funzionante, d’altronde, è loro interesse. A Liberrima non si possono lamentare nemmeno i dipendenti, che pagano direttamente tutte le loro tasse – per legge mai superiori al 25% del reddito – senza alcuna delega di tale funzione all’azienda. Il sostituto d’imposta, infatti, non esiste, perché si pensa che sia un modo per non far capire ai cittadini quanto costa loro la macchina pubblica.

Applicano senza scorciatoie il principio anglosassone del no taxation without representation e vigilano occhiuti su come lo Stato (assai ridotto) spende le loro risorse. Sarà per questo che durante questi due giorni a Liberrima i miei occhi si colmeranno continuamente di placido stupore, neanche fossi l’incarnazione contemporanea del Candide di Voltaire nella città di El Dorado. È successo per la prima volta già quand’ero in coda per il controllo alla dogana. Tenevo in mano il mio passaporto e mi sembrava di giungere più dal passato che da una terra lontana. I cittadini di Liberrima dispongono, infatti, di un unico documento elettronico che svolge contemporaneamente le funzioni di documento d’identità, patente di guida, tessera sanitaria e deposito bancario. Questa scheda universale sostituisce, infatti, anche le carte di credito e i vecchi bancomat.

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