Introduzione

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Sono uno dei tanti imprenditori del nord-est. Famiglia di impiegati: uno «partito da zero», come si usa dire, insieme a un compagno di scuola. La nostra SpA costruisce e gestisce residenze sanitarie per anziani in tutta Italia. L’azienda funziona, ha 1.600 dipendenti, fa utili ed è in grande crescita. La stampa specializzata ci descrive come il gruppo più dinamico del settore. Ho fatto anche politica, però. Prima come consigliere comunale, poi regionale. Ho vissuto tutta la frustrazione sia dell’imprenditore in perenne conflitto con la burocrazia, sia del politico che non trova riscontro al suo desiderio di contribuire a rendere più efficiente il sistema. «Eh, voi imprenditori…». Ho negli occhi il sorrisetto del funzionario regionale che faceva le pulci al tentativo di istituire un fondo di garanzia per dare liquidità e smobilizzo crediti alle imprese del Friuli Venezia Giulia in tempo di crisi.

Il fondo poi si è fatto e gli interventi a favore delle imprese ci sono stati. Ma in quel sorrisetto, plasticamente, si manifestava una concezione del mondo. Qualche volta sottointesa, qualche volta declinata in maniera puntuale. «Gli imprenditori evadono… già facciamo molto per le imprese… bisogna sostenere i lavoratori e non gli imprenditori… la burocrazia ha i suoi tempi…». E un’altra sequela di corbellerie. Come se non fosse lo sviluppo dell’impresa a creare lavoro. Come se la vera richiesta dell’imprenditoria sana al sistema fosse l’elargizione, e non semplicemente la possibilità di lavorare e di non essere frenata da iter e provvedimenti astrusi. Come se rendere celere l’approvazione di un regolamento in regione o il rilascio di un’autorizzazione in comune o il parere igienico sanitario dell’Asl fosse una graziosa concessione a dei favoriti e non già la più elementare ed efficace espressione di collaborazione allo sviluppo dell’iniziativa… a realtà che creano lavoro, ricchezza e pagano le tasse.

Purtroppo, però, quel sorrisetto di frequente fa capolino non solo tra i burocrati. È lì anche sul viso di molti degli eletti. A ricordarci che gli imprenditori e le partite iva sono ben pochi nelle istituzioni e che i processi produttivi e i loro problemi vanno conosciuti intimamente. Vanno vissuti per essere difesi. Generalizzare sarebbe fuorviante, ma è di tutta evidenza che un politico, diciamo benevolmente, di professione ha da sempre minore dimestichezza con le ragioni del lavoro. Una cosa è guardare alla lentezza del sistema da spettatori, un’altra è viverla come Josef ne Il processo di Kafka. Una lentezza apparentemente incomprimibile per chi vuole fare impresa e chiede una concessione edilizia. Identica per il cittadino alle prese con una qualunque autorizzazione: osteggiato da tortuosità e formalismi.

Una lentezza che appare doppiamente incomprensibile, quando, impegnati in politica, si vorrebbe contribuire a fare del Paese non certo una società ideale, ma comunque qualcosa di meglio. E invece, malgrado gli sforzi profusi, ci si trova appieno, ne Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa. Da un anno e mezzo attendo una concessione edilizia in Veneto e con me tutti i lavoratori impegnati nel progetto, mediamente aspetto per dieci mesi i pagamenti delle Asl piemontesi, sconto le infrastrutture obsolete, l’eccesso di burocrazia e la pervasività dello Stato, come tutti. Eppure questo libro non vuole essere un pamphlet contro la politica. Anzi, è un atto d’amore. Non è pensabile una società senza regole, senza una sintesi che sia espressione del voto popolare. Le sfide che ci attendono richiedono un plus di politica, non la sua assenza. E nemmeno la sua sostituzione con la tecnocrazia. Una Politica con la P maiuscola, però, che abbia la lungimiranza e il coraggio di decidere.

Dopo le grandi crisi italiane, in uscita (si fa per dire) da quella globale, ci può dare speranza solo una radicale e non graduale riforma dell’organizzazione dello Stato e del nostro modo di concepire la politica. Oltre alla consapevolezza dei più, servono uomini capaci di interpretare queste istanze. Uomini, più alludendo alle caratteristiche psicologiche che alla professione, che siano capaci di fare impresa.